Interventi in seduta plenaria


Uganda: l’eutanasia attiva strage di innocenti. L’UE agisca per i diritti fondamentali

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 15 marzo 2018 a Strasburgo )

Signora Presidente, onorevoli colleghi, eutanasia in greco significa “buona morte”.

Per eutanasia attiva, quanto viene definito così in Uganda, ci riferiamo invece a omicidi brutali, violenti, crudeli, che nella maggior parte dei casi appunto riguardano bambini affetti da disabilità, ma anche albini e omosessuali.

In Uganda accade qualcosa di raccapricciante, e di questo si sa poco, ma si sa che la situazione è preoccupante e ricorda, a mio parere, il più buio e triste periodo dell’Europa della metà del secolo scorso, e deriva da sentimenti e motivazioni spinte, di fronte alle quali noi non possiamo restare a guardare. Si tratta del mancato rispetto dei diritti umani, di casi di bambini che vengono abbandonati al loro destino.

Cosa fa l’Unione europea? Cosa si fa per garantire la libertà di stampa e quella delle donne? Bisogna intervenire, al governo chiedere il rispetto dei diritti della persona, soprattutto dei più deboli, attraverso un supporto convinto e concreto, al più presto.


Comore: tutelare ambiente e pesca locale contro gli abusi delle flotte straniere

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 14 marzo 2018 a Strasburgo )

Signor Presidente, onorevoli colleghi, le Comore basano la loro sopravvivenza su un’economia di sussistenza fortemente dipendente dall’estero.

Un’eccezione è però rappresentata dal settore della pesca, strategicamente prioritario, ma che registra delle battute di arresto a causa di carenze che inibiscono lo sfruttamento intelligente delle opportunità offerte dalle acque dell’arcipelago.

La denuncia dell’accordo danneggia pesantemente la già fragile economia delle Comore, ma dobbiamo interrogarci su che cosa è accaduto, perché se le riserve ittiche sfruttabili sono stimate a 33 000 tonnellate all’anno e il volume del pescato locale si attesta oggi a meno della metà, è perché la restante parte continua ad essere sfruttata da flotte straniere che si arricchiscono sulle spalle della piccola comunità.

Che cosa non ha funzionato? Se tutto questo è accaduto, dobbiamo chiederci questo: quanto effettivamente l’Unione europea abbia fatto per la protezione dei pescatori locali e contro la pesca illegale, e impegnarci ora per azioni che possano lottare contro queste pratiche e contribuire allo sviluppo e al miglioramento delle condizioni di pesca nel piccolo arcipelago.


Regioni in ritardo di sviluppo: la mia relazione in Plenaria a Strasburgo

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 12 marzo 2018 a Strasburgo )

Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare per il sostegno e per l’appoggio dimostratomi durante la stesura di questa relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo nell’Unione europea. Una relazione che evidenzia le gravi ripercussioni della crisi economica e finanziaria che hanno danneggiato gravemente la crescita di queste regioni: sono 47 in otto Stati membri, dove vivono ben 83 milioni di persone.

La relazione rappresenta la continuità di un’iniziativa cruciale, avviata nel 2015 dal Commissario Crețu, che ha come obiettivo quello di portare ad una migliore comprensione della complessità delle sfide cui devono far fronte queste regioni, caratterizzate da debolezza strutturale interna che le rende, o almeno dovrebbe renderle, le maggiori beneficiarie della politica di coesione.

Il percorso che abbiamo intrapreso è stato arduo, in quanto le posizioni dei vari gruppi politici differivano ampiamente, ma credo siamo riusciti comunque ad approdare a un ottimo risultato, pur sacrificando alcuni passaggi in sede di negoziati, per contemperare ovviamente l’interesse di tutti. Siamo partiti dalla consapevolezza che il quadro macroeconomico ha un impatto significativo sulla crescita regionale e che gli squilibri della crisi attuale rischiano non solo di indebolire le economie, ma anche di vanificare lo spirito di solidarietà che caratterizza il contesto europeo e lo stesso principio della politica di coesione, che vedrebbe così minimizzati i suoi sforzi, soprattutto in queste regioni.

Abbiamo cercato di porre all’attenzione della Commissione una serie di buone pratiche, che puntino a favorire e ad incrementare la crescita in queste regioni, soprattutto per quanto riguarda la specificità territoriale. Questo rientra, a mio parere, nell’ambito della rivendicazione del nostro ruolo politico, e prefigura soluzioni diverse da quelle individuate dalla Commissione.

Se vogliamo essere utili, dunque, dobbiamo superare gli steccati ideologici in cui siamo a volte intrappolati, e per questo la relazione delinea tre punti per raggiungere questo equilibrio, un equilibrio che rischia di essere compromesso altrimenti tra politica ed economia, tra coesione e governance economica.

Il vero nodo che abbiamo cercato di sciogliere è la definizione del rapporto tra politica di coesione e politica economica europea, il principio della condizionalità macroeconomica che avalla simmetrie interne ed esterne tra varie regioni, e che dovrebbe essere riformato in un’ottica positiva e costruttiva per incentivare e stimolare le riforme, con l’obiettivo proprio di investire in quei territori che presentano le maggiori difficoltà strutturali.

Discutiamo il rapporto tra politica di coesione e semestre europeo, che dovrebbe fornire raccomandazioni specifiche per paese come stimolo alla crescita e non, al contrario, sotto forma di vincolo. Dobbiamo continuare a ribadire e ad evidenziare l’importanza che ricopre la politica di coesione, strumento essenziale per correggere squilibri di competitività, e che dovrebbe continuare ad elargire finanziamenti ambiziosi a beneficio di queste regioni, rappresentando una priorità per l’Unione europea.

In quest’ottica, gli Stati membri devono giocare un ruolo fondamentale, anche adottando strategie nazionali pensate ad hoc per la crescita di queste regioni penalizzate da carenze strutturali gravi. Come afferma la relazione, bisogna quindi continuare a investire in infrastrutture e in istruzione, ampliando e migliorando le relazioni tra imprese ed istituti di educazione. Le condizionalità dovrebbero essere incentrate, prima che sul rispetto dei parametri macroeconomici, sul rispetto dei valori fondamentali della convivenza e della solidarietà. Ciò è fondamentale per creare un effettivo valore aggiunto europeo per i cittadini grazie ad azioni volte a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, che deve essere sempre il nostro obiettivo.

Nel ringraziarvi, e ancor prima del voto in plenaria, attendo le vostre osservazioni.


Fermare le mutilazioni genitali femminili : uno sforzo comune UE contro la barbarie

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 6 febbraio 2018 a Strasburgo )

Signora Presidente, onorevoli colleghi, in questa sede la tutela dei diritti umani deve sempre avere una posizione prioritaria. Le mutilazioni genitali femminili sono tutt’altro che una pratica riconducibile a motivi di salute, come qualcuno dice, ma al contrario possono avere spesso effetti terribili sulla salute e sul benessere anche psichico delle bambine che le subiscono. Vengono effettuate per ragioni culturali, religiose e sociali. Si tratta di violenza pura e sola su chi le subisce.

Ritengo fondamentale il richiamo ad uno sforzo congiunto tra Commissione e Stati membri, perché questa pratica barbara abbia fine, in ossequio a quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul sulla lotta contro la violenza di genere. Dobbiamo impegnarci, oltre che per porre fine a questa pratica tribale, ancora oggi in uso anche in paesi evoluti, per dare un efficace sostegno alle vittime e per agevolare quel cambiamento culturale che ci compete tra i nostri compiti, necessario perché non si debba più parlare di MGF.


Nuovo slancio all’innovazione nel settore dell’energia pulita

( Intervento per iscritto alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 5 febbraio 2018 a Strasburgo )

Gli assi di movimento fondamentale della transizione energetica dell’UE sono confluite nella strategia “Europa 2020″ nonché nel quadro 2030 per il clima e l’energia e nella strategia energetica 2050 che ci siamo prefissati come Unione. In linea con questi ultimi, la competitività e la sostenibilità della politica energetica europea saranno garantite solamente con un incessante stimolo all’innovazione nel settore dell’energia pulita. La Comunicazione della Commissione che discutiamo quest’oggi riafferma quest’indispensabile passaggio, coerentemente con le tre relazioni votate a gennaio del cosiddetto pacchetto Energia, avviato dalla Commissione europea nel novembre 2016: una direttiva riveduta sull’efficienza energetica, una proposta di rifusione della direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili e un nuovo regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia. Sarà quindi essenziale avere una visione coerente a livello dell’UE e degli Stati membri, sebbene nel rispetto dei diversi mercati nazionali del settore. In questo senso, non dovranno mancare nel medio e lungo periodo adeguati investimenti, tanto nei finanziamenti quanto nel capitale umano, rappresentato in questo settore non solo dal capitale per la ricerca ma anche dal diretto coinvolgimento dei cittadini europei, prosumatori del nostro mercato energetico e innovatori in questa lunga transizione verso un’appropriazione sociale dell’energia europea.


Nigeria : l’UE sostenga sviluppo, democrazia e diritti umani

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 18 gennaio 2018 a Strasburgo )

Signora Presidente, onorevoli colleghi, i crescenti conflitti interetnici nella regione della “middle belt” tra pastori e agricoltori sono solo l’ultimo elemento di preoccupazione in Nigeria, dilaniata dall’offensiva terroristica di Boko Haram. L’intervento del governo nigeriano per garantire la gestione condivisa delle risorse economiche e naturali deve essere assolutamente immediato.

L’Unione europea, oltre a condannare gli atti di sterminio e pulizia etnica, deve invitare l’ONU a indagare su ciò che sta accadendo in Nigeria. Forte deve essere l’intervento dell’Unione europea nei confronti del governo nigeriano perché ratifichi la Carta africana sulla democrazia, necessaria a garantire libere elezioni e a combattere la corruzione dilagante.

La Nigeria è il più popoloso paese africano e presto diventerà il terzo paese più popoloso del mondo. L’Europa deve continuare a supportare il paese attraverso misure di lungo e breve termine, come il pacchetto destinato alla ricostruzione dello Stato di Borno, devastato da Boko Haram.

Ma, signor Commissario, questo non basta perché è proprio sulla condivisione dell’impegno a garanzia dei diritti umani che si gioca la sfida dell’Unione europea in Africa


Macroregioni, informazione e procedure semplificate per realizzare più coesione in Europa

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 16 gennaio 2018 a Strasburgo )

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione sull’attuazione delle strategie macroregionali dell’Unione europea ci consente di rimarcare come l’Europa sia ancora troppo timida nell’informare dei successi e dei vantaggi che derivano dall’essere Unione. I cittadini non hanno la giusta percezione di cosa vogliano dire il mercato unico, la libera circolazione delle persone, i fondi strutturali, gli investimenti europei.

Favorire la mobilità e l’interconnessione di tutte le regioni europee è ormai una priorità imprescindibile per dare coesione al progetto dell’Unione che, faticosamente, costruiamo ogni giorno.

Inoltre, uniformità e semplificazione del quadro legislativo sono necessità per migliorare la certezza delle procedure e per incrementare la mobilità dei paesi membri. Agevolare l’accesso ai finanziamenti con la semplificazione delle procedure va in questa direzione.

Ho votato quindi a favore di questa relazione perché indica criteri precisi per farlo e perché ritengo che il nostro ruolo di eurodeputati sia fondamentale per il mantenimento di questi obiettivi tra le priorità dei parlamenti nazionali e dei nostri territori.


Democrazia e diritti umani in Kenya

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 16 gennaio 2018 a Strasburgo )

Signor Presidente, onorevoli colleghi, elezioni invalidate ad agosto, le nuove elezioni subito dopo, ricorsi e annullamenti, la violenza della polizia, l’orgoglio e la tenacia del popolo che chiede democrazia, trasparenza, diritti: dopo la missione degli eurodeputati in Kenya, a maggior ragione dobbiamo rilanciare il nostro impegno e la nostra vigilanza su quanto accade in quel paese, promuovere la cooperazione, un sistema elettorale sano, il rafforzamento del potere giudiziario a garanzia dei cittadini e nel rispetto dei diritti umani. Il popolo kenyota, il governo stesso e le istituzioni hanno il diritto e il dovere di consolidare la democrazia.

La Commissione europea deve garantire il maggiore accesso alle risorse e tutti noi dobbiamo, ad esempio, lavorare ancor di più perché gli agricoltori, soprattutto i giovani, abbiano maggiore accesso alla terra e alla sua coltivazione e che a tutti, ma proprio a tutti, sia garantito il diritto all’acqua.

L’Unione europea rafforzi il suo impegno per l’Africa, in questo caso per il Kenya, per il suo popolo. È nel continente africano che si gioca una grande scommessa e noi dobbiamo essere garanti di tutto questo.


Politica comune della pesca e misure tecniche

( Intervento per iscritto alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 15 gennaio 2018 a Strasburgo )

La riforma della Politica comune della pesca, avvenuta nel 2013, ha introdotto le misure tecniche come oggi le conosciamo. È opportuno e coerente, con il percorso avviato, che vengano ridiscusse, sulla base dei risultati raggiunti e rivolgendo un’attenzione particolare al settore, nel suo insieme. La Commissione avrebbe forse dovuto tenere in considerazione le complessità riscontrate dagli operatori, che dell’indotto della pesca, vivono quotidianamente, agendo di conseguenza sulla normativa vigente, che è stata invece mantenuta pressoché immutata e portando così a confusioni normative, durante il processo di adeguamento. D’altro canto, eliminare la rigidità della normativa attuale e favorire una legislazione più evolutiva e adattata al territorio, è certamente un obiettivo auspicato da tempo. Questo progresso dovrà però essere accompagnato da un parallelo rispetto dell’equilibrio, tra le istituzioni dell’Unione, cosicché gli atti delegati non diventino uno strumento per aggirare norme generali, o il ruolo del Parlamento. Per questo i piani pluriennali, restano lo strumento più adatto a promuovere uno sviluppo efficiente del processo di regionalizzazione che stiamo discutendo. In sintesi, aumentarne la flessibilità mediante un approccio adattato alle specificità di ciascun bacino marittimo dell’UE, si rivelerà tanto più essenziale, quanto saremo in grado di adattare il ruolo dell’Unione alle necessità del settore.