Iccat e quote tonno : NO a nuovi obblighi per i pescatori , più tutele invece per la piccola pesca

Come ho annunciato in sede di dichiarazione di voto , ho espresso il mio fermo NO alla proposta della Commissione Europea approvata oggi a Strasburgo .

Le raccomandazioni dell’ ICCAT, alcune tra l’altro risalenti al 2008, anche se condivisibili nel loro obiettivo generale di regolare l´attività e rendere sostenibile la pesca , rischiano di imporre nuovi e sempre più insostenibili obblighi ai nostri pescatori che già da anni vivono una profonda crisi.

Credo che sia necessario fare molta attenzione quando prendiamo decisioni così importanti che potrebbero avere gravi ripercussioni sul settore della pesca perché prima di accogliere nuove norme dovremmo essere in grado di assicurare efficaci tutele. Prima di tutto, in sede di assegnazione delle possibilità di pesca, gli Stati membri dovrebbero distribuire equamente le quote nazionali tra i vari segmenti di flotta, tenendo conto in particolare della pesca tradizionale e artigianale, evitando dunque gli squilibri nella distribuzione delle quote tra piccoli pescatori e grandi armatori monopolisti del mare.

In più sarebbe necessario predisporre incentivi per i pescatori che, con notevoli sforzi economici, impiegano attrezzi da pesca selettivi o che utilizzano tecniche di pesca con un ridotto impatto ambientale. Terzo, ma non ultimo, le raccomandazioni dell’ ICCAT dovrebbero essere osservate anche dai Paesi extra europei, con cui condividiamo le risorse, per evitare che le limitazioni imposte ai nostri pescatori vengano vanificate dall’operato di chi non è membro Ue. Servono, in definitiva, controlli efficaci per evitare che i nostri pescatori siano in una situazione di svantaggio di competitività. Solo con queste garanzie potranno sentirsi tutelati – e non vessati – dalle politiche europee.

Il voto contrario di oggi  è anche un segnale di opposizione alle ultime decisioni della Commissione europea in merito alla distribuzione delle quote per il pesce spada tra Stati Membri che, se confermate, dovrebbero attribuire all’Italia 3.700 tonnellate, cioè oltre 500 tonnellate in meno rispetto alla quota attesa.