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Immigrazione: ogni stato faccia la propria parte

Basta con la solidarietà a parole, ogni Stato membro dell’Unione Europea si assuma le proprie responsabilità.  Il Consiglio europeo di Tallin dia risposte concrete all’Italia. Non c’è più tempo. E’ questo il messaggio che abbiamo lanciato durante il momento di breve «occupazione» dell’Aula di Strasburgo al termine del quale abbiamo consegnato una lettera-appello al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Siamo stanchi di annunci e minuti di silenzio, in Europa le posizioni sono ormai chiare. Cosi come chiare sono le responsabilità.  Noi in Parlamento europeo abbiamo votato per la ricollocazione dei migranti eancora oggi quel piano non è stato attuato per l’opposizione di alcuni Stati che rifiutano di accogliere la quota di profughi loro assegnata. In più in Parlamento abbiamo chiesto di utilizzare i 6,4 miliardi di euro non spesi del bilancio UE 2016 destinandoli alla crisi dei migranti. La Commissione europea ha avviato le procedure di infrazione per chi non accetta i richiedenti asilo e, proprio ieri, ha previsto lo stanziamento immediato di 35 milioni di euro in favore dell’Italia. E il Consiglio europeo? Intende ancora trincerarsi dietro rinvii e silenzi? Adesso tocca ai capi di Stato e di Governo, mostrare il loro impegno concreto per gestire un fenomeno che solo quest’anno ha portato in Europa 100.000 migranti, di cui più di 85.000 arrivati in Italia. É incredibile che nonostante i numeri da esodo che costringono il nostro sistema di accoglienza al collasso, ci siano Stati che adottano atteggiamenti di irresponsabile chiusura, come l’Austria che annuncia il posizionamento di carri armati al Brennero.

Domani e venerdì a Tallin si svolgerà un Consiglio europeo cruciale per il futuro dell’Europa. Seduti intorno allo stesso tavolo i Premier di Spagna e Francia ribadiranno la chiusura dei loro porti alle navi dei migranti? Se fosse così  sottoscriverebbero l’imposizione all’ Italia di una gestione esclusiva e non più sostenibile dei flussi di persone che a migliaia, ogni giorno, cercano in realtà di raggiungere l’Europa. Troppo facile essere europeisti a parole o in campagna elettorale, troppo facile indicare l’Italia come unico «porto sicuro». Altri porti in Europa  sono perfettamente idonei ad accogliere le navi che trasportano disperati, se lo fa l’Italia, da anni, possono cominciare a farlo anche Francia e Spagna.