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Nave Diciotti : inaccettabile tenere i migranti sequestrati a bordo. La ricollocazione nei paesi UE sia obbligatoria

Mi sono recata in visita sulla Nave Diciotti , l’imbarcazione della nostra Marina Militare ancorata al Porto di Catania ormai da giorni con a bordo 150 migranti e rifugiati – persone che hanno subito ogni genere di violenze e sofferenze – tenuti inaccettabilmente fermi, anzi sequestrati , in condizioni sempre più difficili.

Abbiamo sentito il dovere di venire qui a testimoniare il paradosso e la situazione incresciosa che si sta vivendo su una nave italiana, suolo italiano, a cui viene impedito di sbarcare su una banchina di un porto italiano.

Rispetto a quello che sta accadendo  l’Europa ha ben poco da dire perché bisogna ricordare che durante il Consiglio europeo di giugno il presidente del Consiglio Conte, neo insediato, ha firmato un trattato che da allora dà la possibilità agli Stati membri di accettare il ricollocamento su base volontaria cioè ha fatto quello che fino a quel momento i suoi predecessori non avevano accettato.

La ricollocazione l’Italia l’aveva ottenuta con il grande lavoro del presidente Gentiloni e del ministro Minniti grazie alla mediazione anche con la Libia. Quella ricollocazione andava applicata e reclamata: se c’era da mostrare i muscoli era proprio in quel momento. Bisognava chiedere ai 27 Stati dell’Ue di prendersi le responsabilità. Noi chiediamo che l’Europa sia solidale e di non lasciare l’Italia da sola. E io chiedo al presidente Conte per quale motivo abbia dichiarato solo un mese fa che l’Italia finalmente non era sola, salvo poi dire ieri che l’Italia è sola. C’è una contraddizione!

L’Italia è sola  perché siamo costretti ad accettare i migranti che arrivano sul nostro territorio. L’incontro a Bruxelles riguarda i consiglieri degli Affari Esteri, non certo con i Premier. Non è un Consiglio europeo e non c’è chi sia in grado di decidere. E’ un vertice di emergenza che è stato convocato e non vorrei che fosse una scusa perché la situazione si sblocchi, anche se noi ce lo auguriamo. Noi siamo i primi a chiedere che la ricollocazione sia obbligatoria, non volontaria. Bisogna cambiare il ‘Trattato di Dublino’, cosa di cui il Parlamento Europeo non parla più…