Crisi occupazionale nell’industria siciliana

Crisi occupazionale nell’industria siciliana

Fiom-Cgil ha recentemente diffuso dati allarmanti sulla crisi occupazionale nell’industria siciliana: sono 15 945 i posti di lavoro persi nel 2017, di cui gran parte nel settore metalmeccanico, in un contesto regionale drammatico. Nel 2017 la Sicilia ha fatto registrare un tasso di disoccupazione maggiore al doppio della media UE (7,6 %, Sicilia 21,5 %) e tra i peggiori per disoccupazione giovanile (52,9 %, Eurostat).

Nonostante una dotazione PO-FESR di quasi 4,3 miliardi di euro nel periodo 2008-2015, le cause sono da ricercarsi, secondo l’ISTAT, nella necessità di riequilibrio verso una maggiore diffusività e verso il sostegno allo sviluppo produttivo rispetto all’innovazione tecnologica.

Inoltre, vi è un enorme divario di formazione in termini di ore annue che separa i lavoratori siciliani dagli altri: è stato calcolato che un operaio siciliano durante la sua vita lavorativa media (42 anni) vi acceda per soli circa 30 giorni (media UE: 8-9 mesi). Questo di fronte a una contestuale senilizzazione del mercato del lavoro: l’età media dei lavoratori è passata dai 40 ai 44 anni (2007-2016, ISTAT).

Alla luce di quanto precede, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:
1) Cosa intende fare per incentivare l’industria a investire nella formazione professionale, fondamentale per sicurezza, competitività e occupazione giovanile?
2) Come intende sostenere il settore metalmeccanico, dove l’occupazione è più bassa?

All’interpellanza ha risposto per iscritto la Commissione