Regioni in ritardo di sviluppo: la mia relazione in Plenaria a Strasburgo

Regioni in ritardo di sviluppo: la mia relazione in Plenaria a Strasburgo

( Intervento alla seduta plenaria del Parlamento Europeo del 12 marzo 2018 a Strasburgo )

Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare per il sostegno e per l’appoggio dimostratomi durante la stesura di questa relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo nell’Unione europea. Una relazione che evidenzia le gravi ripercussioni della crisi economica e finanziaria che hanno danneggiato gravemente la crescita di queste regioni: sono 47 in otto Stati membri, dove vivono ben 83 milioni di persone.

La relazione rappresenta la continuità di un’iniziativa cruciale, avviata nel 2015 dal Commissario Crețu, che ha come obiettivo quello di portare ad una migliore comprensione della complessità delle sfide cui devono far fronte queste regioni, caratterizzate da debolezza strutturale interna che le rende, o almeno dovrebbe renderle, le maggiori beneficiarie della politica di coesione.

Il percorso che abbiamo intrapreso è stato arduo, in quanto le posizioni dei vari gruppi politici differivano ampiamente, ma credo siamo riusciti comunque ad approdare a un ottimo risultato, pur sacrificando alcuni passaggi in sede di negoziati, per contemperare ovviamente l’interesse di tutti. Siamo partiti dalla consapevolezza che il quadro macroeconomico ha un impatto significativo sulla crescita regionale e che gli squilibri della crisi attuale rischiano non solo di indebolire le economie, ma anche di vanificare lo spirito di solidarietà che caratterizza il contesto europeo e lo stesso principio della politica di coesione, che vedrebbe così minimizzati i suoi sforzi, soprattutto in queste regioni.

Abbiamo cercato di porre all’attenzione della Commissione una serie di buone pratiche, che puntino a favorire e ad incrementare la crescita in queste regioni, soprattutto per quanto riguarda la specificità territoriale. Questo rientra, a mio parere, nell’ambito della rivendicazione del nostro ruolo politico, e prefigura soluzioni diverse da quelle individuate dalla Commissione.

Se vogliamo essere utili, dunque, dobbiamo superare gli steccati ideologici in cui siamo a volte intrappolati, e per questo la relazione delinea tre punti per raggiungere questo equilibrio, un equilibrio che rischia di essere compromesso altrimenti tra politica ed economia, tra coesione e governance economica.

Il vero nodo che abbiamo cercato di sciogliere è la definizione del rapporto tra politica di coesione e politica economica europea, il principio della condizionalità macroeconomica che avalla simmetrie interne ed esterne tra varie regioni, e che dovrebbe essere riformato in un’ottica positiva e costruttiva per incentivare e stimolare le riforme, con l’obiettivo proprio di investire in quei territori che presentano le maggiori difficoltà strutturali.

Discutiamo il rapporto tra politica di coesione e semestre europeo, che dovrebbe fornire raccomandazioni specifiche per paese come stimolo alla crescita e non, al contrario, sotto forma di vincolo. Dobbiamo continuare a ribadire e ad evidenziare l’importanza che ricopre la politica di coesione, strumento essenziale per correggere squilibri di competitività, e che dovrebbe continuare ad elargire finanziamenti ambiziosi a beneficio di queste regioni, rappresentando una priorità per l’Unione europea.

In quest’ottica, gli Stati membri devono giocare un ruolo fondamentale, anche adottando strategie nazionali pensate ad hoc per la crescita di queste regioni penalizzate da carenze strutturali gravi. Come afferma la relazione, bisogna quindi continuare a investire in infrastrutture e in istruzione, ampliando e migliorando le relazioni tra imprese ed istituti di educazione. Le condizionalità dovrebbero essere incentrate, prima che sul rispetto dei parametri macroeconomici, sul rispetto dei valori fondamentali della convivenza e della solidarietà. Ciò è fondamentale per creare un effettivo valore aggiunto europeo per i cittadini grazie ad azioni volte a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, che deve essere sempre il nostro obiettivo.

Nel ringraziarvi, e ancor prima del voto in plenaria, attendo le vostre osservazioni.